Il cassettone con il buco

Anna è andata come ogni domenica a trovare i suoi nonni; mentre gli adulti continuano le loro chiacchiere, la piccola si muove tra le stanze della casa. Tuttavia la noia sta prendendo il sopravvento; conosce, infatti, benissimo ogni cosa nell’abitazione di nonno Pietro e nonna Rachele. Entrata nella stanza da letto guarda ancora una volta la sedia a dondolo su cui la nonna si siede per raccontarle le fiabe, il grande letto di legno scuro, la coperta dai mille pezzi di stoffa colorata e il cassettone sul quale troneggiano le foto di famiglia; così non sapendo bene cosa fare, in quella giornata grigia e piovosa la piccola decide di dare ancora una volta un’occhiata a quelle foto.

 

 

L’hanno sempre colpita perché tutti ma proprio tutti i personaggi ritratti hanno sguardi sorridenti; ci sono in bianco e nero i bisnonni e i nonni, lontanissimi nel tempo, e a colori il matrimonio di mamma e papà e lei appena nata. Le piace guardarle ogni volta che entra in camera perché le fanno sentire subito uno strano calore al cuore. È una sensazione piacevole che le fa pensare di essere come in un grande puzzle d’amore di cui anche lei è un piccolo tassello colorato. Nonostante questi pensieri felici, Anna osservando con più attenzione le foto sul cassettone, per la prima volta si domanda come mai non ce ne siano di nonna Rachele alla sua età. Non ce ne sono neppure di lei da grande con i suoi genitori, mentre non mancano quelle successive di ogni momento della famiglia dei suoi nonni; è come se improvvisamente un grande buco si formasse nel cassettone e anche nel puzzle da lei immaginato.

 

La curiosità tipica dei suoi nove anni e anche del suo carattere, per cui tutti la chiamano la “signorina dai mille perché”, la portano a saltare giù dalla sedia a dondolo per correre in sala dai nonni a chiedere spiegazioni. In genere i suoi perché, sono accolti dagli adulti con grandi sorrisi, qualche risata o al massimo con qualche sbuffo quando sono troppo impegnati per rispondere; questa volta alla domanda sul buco notato tra le foto del  cassettone, Anna non vede alcun sorriso, solo qualche occhiata rivolta a nonna Rachele e un gran silenzio.
 

La piccola sente salire inspiegabilmente un groppo in gola, mentre si domanda cosa ha detto per aver creato tanto silenzio. Che il buco sul cassettone, sia dovuto a qualcosa di grave? Nonna Rachele accorgendosi dello sguardo triste della bambina, si decide ad alzarsi e ad avvicinarsi; Anna nota che sembra più piccola e ricurva. Tuttavia quando si fa accanto e le dà la mano, l’anziana signora ha ritrovato un po’ di sorriso e ha uno sguardo molto dolce. In silenzio salgono tutti nella stanza della nonna e per la prima volta Rachele apre davanti alla nipotina una vecchia valigia marrone che era custodita in un angolo dell’armadio. Da lì sbucano altre foto, e anche un vecchio quaderno strappato e un orsacchiotto a cui manca un braccio; la nonna accarezza ogni cosa sospirando, mentre nonno Pietro si avvicina abbracciandola. Dopo un grande respiro Rachele inizia il suo racconto sul “buco del cassettone”.

 

Dal buco Anna vede uscire ricordi tristi di una storia nemmeno troppo lontana: treni che non portavano in vacanza, campi che non avevano nulla a che fare con quelli del suo centro estivo e dove i bambini erano tenuti lontani dai propri genitori; un tempo in cui la nonna non aveva più un nome, ma solo un numero tatuato sul braccio; un posto grigio dove i bambini lavoravano e non giocavano più e dove nonna aveva perso il braccio dell’amato orsetto per averlo nascosto tra i mattoni. È un grande buco nero, pieno di cose assurde per Anna, eppure è il buco in cui sua nonna ha dovuto vivere per due lunghissimi anni. Vorrebbe fare altre domande ma tutti sembrano davvero troppo tristi per chiedere ancora. Così non aggiunge nulla se non un abbraccio alla nonna.
 

Tuttavia Anna è abituata a non lasciare che le domande rimangano dentro la sua testolina e così pensando a chi poter chiedere qualche chiarimento sulla storia un po’ confusa che ha ascoltato, decide di sentire la maestra Margherita; così l’indomani mattina si avvicina alla cattedra rivelando quanto accaduto il giorno precedente, chiedendo qualche spiegazione in più su questa che a detta dei nonni è una storia di tanto tempo fa. La maestra che è abituata all’esuberanza di Anna, nota però che nella bambina quella mattina c’è anche una buona dose di preoccupazione per il misterioso racconto ricevuto sulla propria famiglia; annuncia quindi che quel giorno in classe approfondiranno un argomento di storia molto importante, tanto che è stato istituito un GIORNO DELLA MEMORIA perché in ogni luogo e in ogni tempo non fosse dimenticato. La maestra, facendo sedere Anna, inizia a raccontare di un periodo in cui gli ebrei, erano stati emarginati, costretti a rinunciare alle proprie case e vite per scappare ed evitare di essere imprigionati e uccisi da chi li riteneva un popolo inferiore e quindi non meritevole di esistere.

 

Anna scopre, sempre più disorientata, che erano state emanate delle leggi, chiamate razziali, che confermavano questo. Insomma una cosa veramente complicata per bambini di soli nove anni; così senza troppo indugio rivela alla maestra tutta la sua confusione. Margherita sorride e si scusa; non ha proprio pensato che la sua dettagliata
spiegazione di storia fosse troppo per i suoi alunni, per quanto vivaci e attenti. Così si alza va in biblioteca e prende un piccolo diario e ne legge una pagina; il racconto parla di una ragazzina che è costretta a nascondersi in uno scantinato e che la piccola Anna scopre con stupore portare il suo stesso nome. È il diario di Anna Frank. Non tutto è semplice in quello che viene letto, ma la maestra con pazienza risponde alle domande dei suoi alunni; la lettura va avanti per diversi giorni.

 

La Shoah, questo il nome complicato con cui si parla di quanto accaduto agli ebrei, diventa una storia meno confusa per Anna e i suoi compagni. Quello che la bambina non sa, è che la maestra ha deciso di contattare la mamma della sua piccola allieva chiedendo se nonna Rachele se la sente di raccontare lei stessa la propria storia in classe; l’anziana signora dopo molte incertezze, accetta, scossa soprattutto dalla testardaggine della propria nipotina che vuole a tutti i costi non dimenticare la storia della propria famiglia.
Un lunedì come gli altri, Anna scopre che a scuola c’è anche nonna Rachele che ha portato con sé la sua piccola valigia marrone; dopo un primo momento di stupore, la piccola si mette in cerchio con gli altri compagni, in ascolto di un racconto che questa volta è molto meno confuso.

 

L’anziana signora spiega ai compagni della nipotina la scoperta che la bambina ha fatto sul buco sul cassettone e dice che ormai è venuto il tempo di riparare i ricordi; poi seria ma serena, apre il quaderno che Anna aveva visto nella valigia e comincia a leggere ciò che c’è scritto. Sono gli appunti del suo viaggio da Milano fino al campo di Auschwitz, della separazione dai suoi genitori e di come durante la prigionia, di notte, per non pensare e non sentirsi troppo sola, stringeva il suo orsacchiotto che poi di mattina nascondeva tra i mattoni dello stanzone in cui si trovava. Nonna Rachele come Anna Frank pensa in un secondo la bambina; poi felice si rende conto che lei è sopravvissuta e può ricordare a tutto il mondo quella storia perché gli uomini non commettano più azioni così brutte.
 

La cosa che lascia senza fiato Anna è il pensiero di non riuscire a far stare in testa questa storia, mentre bambini esattamente come lei avevano dovuto addirittura viverla. Al termine del suo racconto, nonna Rachele, finalmente sorride e si dice certa che ragazzini intelligenti come loro non permetteranno che accadano più certe cose e che anzi, crescendo, faranno del loro meglio per rendere più giusto il mondo per ogni bambino, qualunque sia la sua provenienza, cultura o fede.
 

Ora Anna è orgogliosa; sa di non aver capito proprio tutto, ma è certa di avere una nonna veramente coraggiosa e per questo corre ad abbracciarla davanti a tutti i compagni. La maestra Margherita ringrazia la signora Rachele per il suo racconto e la classe esplode in un applauso. Anna quel giorno torna a casa pensosa; vuole assolutamente fare qualcosa per nonna. Ormai arrivata a casa il viso della bambina, s’illumina ed entrata correndo, spiega alla mamma la sua idea: vuole aggiustare il
giocattolo di nonna Rachele; le sembra davvero ingiusto che in questo mondo ci siano stati luoghi e tempi in cui i bambini non abbiano potuto nemmeno giocare. Recuperato, quindi, con l’aiuto di nonno, l’orsacchiotto, madre e figlia, munite di ago, filo e un po’ di stoffa, cuciono il braccio mancante al pupazzo; poi lo incartano nuovamente intero con una carta colorata e Anna aggiunge un biglietto per la nonna.

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Il giorno seguente tutta eccitata la piccola arriva a casa della signora Rachele e con fare solenne le porge il pacchetto; la nonna lo apre e alla vista dell’orsacchiotto con il braccio nuovo di zecca si commuove.

 

Le sorprese non sono finite per la nonna che aprendo il biglietto trova scritto: “Perché il buco sia un po’ meno nero. Ti voglio bene nonna e sono orgogliosa di te!”. Oggi sul cassettone di nonna Rachele sono tornate tutte le foto, ma quello che troneggia come un re sul mobile dei nonni, è l’orsetto riparato. L’amore è l’unico modo per curare i ricordi e le ferite.

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