• Barbara Baffetti

Un triduo pasquale in famiglia

Lea ha nove anni e come tutti in questo periodo se ne sta chiusa in casa e continua a pensare a come poter usare il proprio tempo. Marco, il fratellino di quattro anni vuole fare giochi che la annoiano a morte mentre papà e mamma sembrano ancora più indaffarati del solito. Ognuno comincia e finisce la propria giornata attaccato al pc o al tablet nel tentativo di portare a termine le proprie attività anche da casa.



Lei, una volta terminate le proprie lezioni online, vorrebbe che gli adulti le dessero un po’ più di attenzione. Invece ogni volta che mamma riemerge dallo studio, si affaccenda in cucina per i pasti e papà l’aiuta nell’organizzazione della casa chiedendo a lei di occuparsi di Marco. Ma dico io, che passa per la testa ai suoi? Non si accorgono di quanto si annoi? È così arrabbiata e così intenta nei suoi pensieri che non si accorge che Marco si sta pericolosamente arrampicando sul mobile in cucina; nel giro di un attimo, prima che possa riprenderlo, il fratellino precipita a terra, con grande spavento per tutti. Marco piange a lungo, mentre papà e mamma cercano di consolarlo e Lea si rifugia in camera confusa e con un gran peso nel cuore. Quando mamma la raggiunge Lea si aspetta una sonora ramanzina e invece sente la sua voce dolce che le dice: “Lea capisco che tu ti senta confusa e arrabbiata, però dobbiamo tutti fare uno sforzo e dare il meglio di noi per il resto della famiglia; in fondo è proprio questo che vuol dire esserlo. Ognuno lascia qualcosa di sé per fare spazio all’altro mettendosi anche al suo servizio. Con papà ci siamo resi conto di essere stati poco presenti con te; proveremo a fare di più. Prendiamo tutti esempio da Gesù che ce lo ha insegnato. Pensa un attimo a ciò che celebriamo proprio oggi: il giovedì santo con l’istituzione dell’Eucarestia e la lavanda dei piedi”.


Lea guarda in silenzio mamma aspettando che prosegua. “Ti dico solo due parole COMUNIONE E SERVIZIO. Ecco gli insegnamenti di questo giorno. Gesù che dona l’Eucarestia segno di comunione. Un unico pane per tutti. Gesù che lava i piedi ai propri apostoli come al suo tempo dovevano fare i servi; lo fa però non per obbligo, ma per amore e dice anche a noi di fare lo stesso. Pensi che possiamo provare sul suo esempio anche noi: rimanere uniti a Lui, restando uniti tra di noi nell’amore e nel servizio reciproco?” Lea annuisce; la quarantena è pesante e forse il triduo pasquale, in un anno così particolare, vuole qualcosa di nuovo a tutti.


La mattina successiva, è il venerdì santo, e Lea, nonostante i buoni propositi non riesce a non essere triste; in genere quel giorno lo trascorre con i catechisti e i compagni a predisporre la chiesa parrocchiale per la celebrazione dell’adorazione della Croce. Ogni anno aiutano il parroco nella preparazione del triduo pasquale; il don ci tiene alla presenza dei ragazzi e delle famiglie alle celebrazioni e quindi non manca mai di coinvolgerli. A volte è capitato che Lea e i suoi compagni vivessero quei momenti sbuffando un po’; ora che non le è possibile partecipare a causa dell’isolamento Lea capisce invece quanto era prezioso quel tempo. Le mancano i suoi amici, gli scherzi e le battute; le mancano i catechisti e i loro sguardi buffi quando loro ragazzi fanno domande difficili; le manca il don e la gioia che mette nel fare ciò che deve. Inoltre quel giorno le mancano tanto anche i suoi nonni. Sono chiusi in casa anche loro, per proteggersi dall’epidemia; Lea sa che è la cosa migliore da fare, però non può fare a meno di pensare che l’anno scorso è andata in chiesa accompagnata da nonna e nonno. Non volendo appesantire i propri genitori la bambina preferisce tenersi per sé i tanti pensieri. Papà però conosce bene sua figlia e gli basta uno sguardo per capire che qualcosa non va; così in un momento in cui sono soli in cucina, le prepara una tazza di latte e cioccolata e le chiede il motivo del suo sguardo triste. “Papà mi sento tanto sola e soprattutto ho paura che anche i nonni si sentano tanto soli senza di noi!”

“Lea, tesoro mio, capisco benissimo quello che stai provando. A volte capita anche a me in queste lunghe giornate di sentirmi solo e preoccupato. È normale e giusto dirlo. Sappi però che c’è qualcuno a cui puoi offrire tutto questo sempre e soprattutto oggi”. Lo sguardo interrogativo di Lea, spinge il papà a proseguire la spiegazione: “La tua solitudine puoi consegnarla a noi adulti, ma soprattutto a Gesù di cui oggi ricordiamo la passione e la morte. Il Signore ci ha amato al punto da dare la sua vita per noi! Il suo è stato un DONO eccezionale. Gesù però ha vissuto momenti difficili durante la passione; anche lui si è sentito solo, ha avuto paura per ciò che lo attendeva eppure certo della presenza del Padre non ha rinunciato alla propria missione”. Lea ascolta attentamente il suo papà che conclude dicendo: “Puoi offrire a Gesù ciò che stai provando e anche la preoccupazione per i nonni. Lui lo accetterà come un DONO da parte tua e di certo non ti lascerà sola e ti darà la forza per affrontare le tue paure e la tua tristezza”.

Arriva così anche il sabato santo. Da quando è scattato l’isolamento per Lea è molto difficile tenere il conto del tempo e dei giorni. Sembra tutto dilatato. Il sabato mamma e papà non lavorano dal pc né escono per qualche necessità di quelle che ricordano al telegiornale. È il giorno più strano della settimana perché si deve rinunciare alle piccole abitudini di famiglia: pranzo dai nonni, uscita pomeridiana, catechismo. Oggi però è un sabato speciale. A Lea tornano in mente le parole usate dai catechisti la Pasqua precedente: il giorno del silenzio e dell’ATTESA e corre a chiedere a mamma e papà di spiegarle meglio. I suoi genitori si guardano e sorridono: “Già che significa che questo sabato è di silenzio e d’attesa? Forse lo capiamo fino in fondo ora più che mai. In genere il sabato santo siamo comunque alle prese con i preparativi di mille cose belle, ma che rischiano di mettere in secondo piano il momento eccezionale che stiamo vivendo: l’attesa della Resurrezione di Gesù. Ricordiamoci che il Signore è stato crocifisso e sepolto. È il giorno più difficile per i suoi apostoli che sono confusi per come sono andate le cose e non sanno bene cosa pensare o sperare. Ogni attesa ha bisogno di tanta pazienza e di tanta speranza quando è accaduto qualcosa di brutto”. Lea interrompe i genitori dicendo: “Siamo un po’ come i discepoli anche noi? Abbiamo paura che tutto ciò che sta accadendo non passi e l’ATTESA è davvero dura in certi momenti”. Mamma e papà, accarezzano la testa di Lea e le dicono: “È proprio vero anche noi siamo in attesa come i discepoli, un po’ impauriti e confusi. Gesù è con noi anche ora nel silenzio e nell’attesa paziente. La Resurrezione sta per arrivare!”


Il resto della giornata trascorre in serenità colorando le uova e preparando tutto per la festa. Quando si fa sera la famiglia al completo si ritrova davanti alla tv per la Veglia Pasquale. È molto strano; nonostante tutto però Lea prova una gran gioia a starsene accoccolata tra mamma e papà in attesa del grande annuncio della Resurrezione; per la prima volta è come se aprisse veramente la porte della sua casa a Gesù. Poi l’attesa finisce.


È Pasqua finalmente. L’isolamento non è ancora finito, ma è certo che il Signore ha sconfitto ogni dolore, ogni male e ogni peccato. Lea si è svegliata con questa certezza nel cuore ed è molto felice per questo; con un senso di GIOIA profonda è corsa a chiamare il suo fratellino per raggiungere papà e mamma nel lettone. Marco non si fa certo pregare e accetta immediatamente l’idea. L’attacco a mamma e papà riesce perfettamente; li coglie ancora addormentati! Lea e Marco cominciano a saltare sul letto e a urlare: “Forza sveglia dormiglioni …. l’attesa è finita e pure il silenzio. Gesù è Risorto!”


Mamma e papà ridono felici. Siamo ancora tutti in isolamento ma è Pasqua e un dono grandissimo c’è stato fatto! Un dono che è speranza per tutti noi!

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